Palazzo Barbò a Torre Pallavicina

Home > Cultura > Attrazioni turistiche > Fortificazioni e dimore antiche > Palazzo Barbò a Torre Pallavicina
Palazzo Barbò  a Torre  Pallavicina

A seguito della Pace di Lodi del 1453 tra il Ducato di Milano e la Repubblica Veneta, Francesco Sforza commissiona al figlio naturale Tristano la costruzione di una torre di guardia del confine che seguirà, come stabilisce il trattato, il corso del fiume Oglio tra Soncino e Pumenengo.La Torre, detta di Tristano o 'torrazza' venne così eretta sulle terre dei Conti Barbò, feudatari dei luoghi sin dal 1070, in contrapposizione a Roccafranca, posta sul lato veneto del fiume. Nello stesso luogo, un secolo più tardi, Adalberto Marchese Pallavicino, la cui fortuna è legata alla costruzione dell’omonimo naviglio di irrigazione della piana cremonese, decise di costruire una sontuosa dimora “… per non voler più seguire principi ingrati…” e quale “… sede di ozio di pace per sé e per i suoi amici (SIBI ET AMICIS)”, proposito che si può leggere scolpito con un fregio, sulla pietra che corre sopra i portici della facciata.

Il Palazzo divenne poi dimora dei Conti Barbò che tuttora lo possiedono.

La torre ha una struttura quadrangolare e si mostra imponente e massiccia; l'apparato a sporgere e l'utilizzo del mattone rosso permettono un avvicinamento alla tipologia delle architetture fortificate diffuse in area sforzesca. La parte terminale della torre è stata aggiunta nel 1550 in concomitanza con la costruzione dell'adiacente palazzo Pallavicino. Particolarmente interessante risulta essere la decorazione ad arcate cieche presente nel piano di coronamento, sotto il quale si intravedono, inglobate nei muri perimetrali, le merlature a coda di rondine.

Il palazzo Pallavicino, ora Barbò, è organizzato attorno ad un cortile quadrangolare; lungo il lato ovest del cortile sorge la zona residenziale, distribuita a piano terra da un pregevole porticato. L'interno del palazzo è caratterizzato da una successione di stanze riccamente decorate con notevoli soffitti a cassettoni lignei; tra queste spiccano le stanze dipinte dai fratelli Giulio e Antonio Campi, con motivi mitologici legati agli amori degli dei. Elemento particolarmente interessante è lo scalone che conduce al primo piano, con pavimentazione in cotto e transitabile dai cavalli. Il palazzo e la torre  sono circondate da un ampio girdino, che per l'estensione e per i caratteri compositivi potrebbe definirsi 'parco'.

 

Particolare di un affresco
Immagine aerea del Palazzo Barbò
Interni
Palazzo Barbò

Informazioni turistiche

 
 
 
                       
 
           
 
                 
Oggi alcuni ambienti esclusivi e riservati del palazzo si prestano per ogni tipo di evento, feste, matrimoni, riunioni societarie e ricevimenti