Itinerario dei Mosi

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Itinerario dei Mosi

 

Con il termine di ‘moso’ si intendeva un territorio leggermente depresso (circa 3-4 metri rispetto al livello medio della pianura), privo di drenaggio, dove avvenivano frequenti ristagni d’acqua dovuti a un naturale affioramento dal sottosuolo, tramite la presenza di numerosissimi fontanili. Si determinava così un paesaggio di acquitrini, stagni e paludi in grado di connotare tutta l’area a nord-ovest di Crema, conosciuta appunto sotto il nome di ‘Moso cremasco’. Nell’insieme della zona umida spiccavano isolotti e anche zone dove la sedimentazione nell’acqua di materiali organici aveva composto profondi giacimenti torbosi. Molte rogge scaturite dai fontanili posti appena a nord del moso finivano per defluirvi e confondere le loro acque mentre il paesaggio, suggestivo ma decisamente insalubre, mutava i suoi connotati a seconda delle stagioni con il variare del livello delle acque. Per altri versi il moso forniva anche una naturale difesa alla piazzaforte avanzata di Crema, governata per ben tre secoli dalla Repubblica di Venezia. Sotto il profilo etimologico la matrice ‘moso’ si fa risalire al termine germanico ‘moos’, palude, acquitrino. L’opera di bonifica ebbe inizio sul finire del XVIII secolo e proseguì per gradi compatibilmente al fatto che nel moso si praticavano comunque colture come quella del riso o la raccolta della torba. L’intervento decisivo si ebbe con la costruzione del Canale Marzano, nella seconda metà del XIX secolo. Tagliando il Moso in senso mediano, dall’Adda verso il Cremonese, questo grande canale ebbe funzione di scolo e drenaggio delle acque. A distanza di oltre un secolo da questo decisivo intervento il paesaggio, ormai nelle sue linee generali assimilato al tipico assetto della pianura padana, conserva però nel dettaglio delle specie vegetali e in una notevole esuberanza delle colture, specie erbacee, la testimonianza della passata situazione. Dal 2009 il Moso cremasco è divenuto Parco agricolo su un’estensione di 1201 ettari di territorio.  La prima parte di questo itinerario attraversa proprio il Moso cremasco, la cui memoria è rimasta anche in diversi toponimi locali, per poi, con un ampio giro in senso orario, portarsi lungo l’asta fluviale del Serio e discenderla, attraverso la Riserva naturale della Palata Menasciutto, fino a fare ritorno a Crema. Dai coltivi intensivi del Moso e dalla connotazione colonica dei piccoli centri di Cremosano, Campagnola Cremasca, Pianengo, Ricengo si passerà così al contesto naturalistico dell’alveo del fiume Serio, in un tratto particolarmente suggestivo per ricchezza di flora e fauna.